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Don Francesco Ricci a sinistra e padre Josef ZverinaCent’anni fa, il 3 maggio 1913, nasceva a Stritezi u Trebice, in Moravia padre Josef Zverina “l'unico vero teologo della storia del XX secolo. E lo si può dire anche se nessuno, o solo pochi, hanno letto qualcosa dei suoi scarni saggi teologici” così lo ricordava don Francesco Ricci, a pochi giorni dalla sua morte improvvisa, avvenuta il 18 agosto 1990 sulla spiaggia di Nettuno.

Durante quel viaggio in Italia, su invito di papa Giovanni Paolo II, tenne il suo ultimo incontro pubblico nella chiesa di San Filippo a Forlì e avrebbe poi dovuto intervenire al Meeting di Rimini. Padre Zverina, laureato in filosofia e teologia all’Università Lateranense di Roma e in storia dell’arte alla Sorbona di Parigi, il 24 gennaio 1952 venne arrestato e condannato a 22 anni di carcere con la falsa accusa di spionaggio e alto tradimento. Dopo 14 anni di carcere duro, fu liberato con la condizionale e privato per altri dieci anni dei diritti civili. Divenne una delle personalità più autorevoli della rinascita religiosa e civile in Cecoslovacchia. Collaboratore del cardinal Tomasek, nel 1977 sottoscrisse il documento n. 1 di “Charta 77” e nel dicembre 1989, durante l’imponente manifestazione popolare a Praga, Vaclav Havel lo invitò a parlare davanti a una folla di oltre mezzo milione di persone.

Fu grazie a don Ricci che padre Zverina venne conosciuto in Italia come altre personalità che il sacerdote, missionario, educatore e comunicatore forlivese aveva incontrato durante i suoi viaggi nell’Est europeo fin dagli anni ’60 quando i muri erano ancora ben alti. Di padre Zverina don Ricci pubblicò con Cseo, la casa editrice che lui stesso aveva fondato, Il coraggio di essere Chiesa, nel 1978, anno in cui fu stampato dalla stessa editrice, in prima mondiale, Il potere dei senza potere di Vlacav Havel. Nel 1990 un secondo libro, La gioia di essere Chiesa mentre altri articoli furono pubblicati ne Il nuovo areopago la rivista edita ancora oggi dalla cooperativa La Nuova Agape che continua l’opera culturale di don Ricci. Erano testi, quelli di padre Zverina, che svelavano un mondo sconosciuto o volutamente ignorato al di qua del muro, la presenza di uomini liberi che resistevano alla violenza della normalizzazione del regime comunista e che avevano molto da insegnare anche al resto del mondo. Come dimenticare il messaggio contenuto nella famosa Lettera ai cristiani d’Occidente del teologo cecoslovacco che così iniziava: “Fratelli, voi avete la presunzione di portare utilità al Regno di Dio assumendo quanto più possibile il saeculum, la sua vita, le sue parole, i suoi slogan, il suo modo di pensare. Ma riflettete, vi prego, cosa significa accettare il saeculum. Forse significa che vi siete lentamente perduti in essa? Purtroppo sembra che facciate proprio così. E' ormai difficile ritrovarvi in questo strano mondo e distinguervi da esso. Probabilmente vi riconosciamo ancora perché è un processo lento, perché vi assimilate al mondo, adagio o in fretta, ma sempre in ritardo”.

©  http://www.diocesiforli.it/-hcDocumento/id/1429/ricordo-di-josef-zverina-il-teologo-ceco-tenne-a-forli-il-suo-ultimo-incontro-pubblico.html

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