Santi e Beati
san luigi GonzagaImmagine, El Greco, Ritratto di San Luigi Gonzaga, 1582,
collezione privata,

Nato il 9 marzo del 1568, fin dall'infanzia il padre lo educò alle armi, tanto che a 5 anni già indossava una mini corazza ed un elmo e rischiò di rimanere schiacciato sparando un colpo con un cannone.
Il matrimonio dei suoi genitori - il marchese Ferrante Gonzaga e Marta dei conti Tana di Chieri (Torino) - si è celebrato nel palazzo reale di Madrid, perché Ferrante è al servizio di re Filippo II di Spagna. Luigi è poi nato nel castello di famiglia: è il primo di sette figli, erede del titolo e naturalmente con un futuro di soldato. Perciò il padre lo porta in mezzo alla truppa già da bambino. Poi cominciano per lui i soggiorni in varie corti e gli studi. Un destino già segnato, il suo: ereditare, insieme al marchesato, il patrimonio di intrighi, violenze e sangue di cui un tempo ogni feudo era ricco. Ma a 10 anni Luigi aveva deciso che la sua strada era un'altra: quella che attraverso l'umiltà, il voto di castità e una vita dedicata al prossimo l'avrebbe condotto a Dio.
Dei suoi sette fratelli, tre muoiono giovanissimi, uno viene ucciso a pugnalate ed un altro ad archibugiate, il sesto si macchierà di orrendi crimini, mentre l’ultimo sarò odiato a vita.
Invece lui, l’erede designato, a sette anni ha già fatto la sua scelta, non propriamente in linea con la tradizione di famiglia: merito di sua mamma, che ha sempre pregato perché uno dei suoi figli si facesse religioso e che, con delicatezza e discrezione, sta controbilanciando con i suoi insegnamenti e i suoi esempi l’educazione militaresca che papà gli sta impartendo.
Inutile dire che questo figlio impara da lei: dimostra sempre maggior disinteresse per le cose di guerra, si stacca dalla vita mondana di corte, lo trovano sempre più spesso appartato a pregare. A dieci anni si consacra a Maria e che sia ben cosciente di questo gesto, nonostante la giovane età, lo dimostra la svolta che da quel giorno dà alla sua vita, sempre più orientata verso la preghiera, la penitenza, il distacco dalle cose del mondo. Comprensibile la preoccupazione di suo padre, che osserva questo cambiamento e comincia ad avere qualche dubbio su colui che dovrebbe essere il suo erede.
Nel 1580, dodicenne, Luigi riceve la prima Comunione dalle mani di san Carlo Borromeo. Nel 1581 va a Madrid per due anni, come paggio di corte e studente. È di questa epoca un suo ritratto. Autore è il grande El Greco, che mostra il Luigi autentico (come pochi altri suoi ritratti), e ben diverso dal fragile piagnone raffigurato più tardi da tanta pittura per sentito dire, fuorviata dal fervore maldestro di oratori e biografi. In Spagna, Luigi è brillante alunno di lettere, scienza e filosofia e tiene la tradizionale dissertazione universitaria; insieme, legge testi spirituali e relazioni missionarie, si concentra nella preghiera, decide di farsi gesuita e – malgrado la contrarietà del padre – a 17 anni entra nel noviziato della Compagnia di Gesù a Roma, dove studia teologia e filosofia.
Si divide tra studio, preghiera e opere di carità fino a quando nella Città Eterna scoppia la peste. Che fa di lui il martire della carità. Se la salute gracile non gli permette infatti di essere sempre in prima linea al fianco dei malati, non gli può certo impedire di caricarsi sulle spalle l’appestato scartato da tutti e abbandonato per strada.
Nel 1589 (a 21 anni) lo mandano a Castiglione delle Stiviere per mettere pace tra suo fratello Rodolfo (al quale ha ceduto i propri diritti di primogenito) e il duca di Mantova. Obiettivo raggiunto: Luigi si muove bene anche in politica, anche se la sua salute è fragile (e le severe penitenze certamente non lo aiutano).
Nel ritorno a Roma, un misterioso segnale gli annuncia vicina la morte. È il momento di staccarsi da tante cose. Ma non dalla sofferenza degli altri; non dalla lotta per difenderli. Nel 1590/91 un insieme di mali infettivi semina morte in tutta Roma, stende in 15 mesi tre Papi uno dopo l’altro (Sisto V, Urbano VII, Gregorio XIV) e migliaia di persone. Contro la strage si batte Camillo de Lellis con alcuni confratelli, e così fa Luigi Gonzaga. Ma siccome è malato anche lui da tempo, gli si ordina di dedicarsi ai casi non contagiosi. Però lui, trovato in strada un appestato in abbandono, se lo carica in spalla, lo porta in ospedale, incaricandosi di curarlo. Poi torna a casa e pochi giorni dopo è morto, a 23 anni. In una commovente lettera, il 10 giugno, egli prese commiato dalla madre" (L. von Pastor).
Nel 1726, papa Benedetto XIII lo proclamerà santo. Il suo corpo si trova nella chiesa di Sant’Ignazio in Roma, e il capo è custodito invece nella basilica a lui dedicata, in Castiglione delle Stiviere, suo paese natale.

©  Pina Baglioni    su Fb

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