Santi e Beati

pietro crisologoimmagine:
Una tela di Felice Giani (1758-1823), tra i massimi esponenti del neoclassicismo, posta nella sala della pinacoteca, racconta come avvenne la scelta di Pietro, diacono della chiesa di Imola, per la cattedra episcopale ravennate.   Il Liber pontificalis ecclesie ravennatis, documento importantissimo del IX secolo scritto dal sacerdote Andrea Agnello, è un testo che raccoglie le Vite dei vescovi di Ravenna da Apollinare fino al secolo in cui fu redatto il pontificale. Nella Vita del Crisologo, Andrea Agnello, racconta, in forma agiografica, come avvenne la scelta di Pietro come vescovo della chiesa ravennate. Il Pontefice Sisto III, in sogno, avrebbe visto San Pietro e Sant’Apollinare i quali gli avrebbero chiesto di eleggere come vescovo il diacono imolese Pietro Crisologo: “Durante la notte al santo Sisto, vescovo di Roma, apparve in visione il beato apostolo Pietro, clavigero di Cristo, insieme col suo discepolo Apollinare e in mezzo a loro stava il beato Pietro Crisologo; avvicinandosi un poco il beato apostolo Pietro disse al santo papa Sisto: “Osserva l’uomo che sta in mezzo a noi e che noi abbiamo eletto: consacra questo e non un altro”. Perciò il papa, destatosi, subito di buon mattino ordinò che fosse introdotta tutta la gente con l’uomo che doveva essere consacrato” (traduzione a cura di Mario Piepaoli). Sisto III è raffigurato seduto sulla cattedra episcopale, dove ha la visione di Pietro che gli compare tra le nubi e gli indica il giovane inginocchiato ai suoi piedi mentre Sant’Apollinare posa la mano destra sulla spalla del Crisologo a conferma delle parole di Pietro.

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Fu battezzato ed educato da Cornelio, vescovo di Imola († 446), che poi lo avviò a studi letterari e giuridici a Ravenna e a Bologna. Ordinato diacono sempre da Cornelio, lo affiancò durante il suo episcopato. Papa Sisto III lo nominò vescovo di Ravenna nel 433, quando la città era capitale dell'Impero romano d'Occidente. Da tre anni Ravenna era diventata sede metropolitana (430). Aveva giurisdizione su tutte le diocesi della Flaminia e dell'Emilia (cioè da Forlì a Piacenza).

Sisto III fu il papa della pace religiosa dopo dissidi, scontri e iniziative scismatiche, ispirate alle dottrine di Nestorio. Segno perenne di questa pace, il rifacimento della Basilica liberiana sull’Esquilino, dedicata alla Madre di Dio (Santa Maria Maggiore).
Quando Pietro tenne il suo primo discorso da vescovo, ad ascoltarlo col papa c’è anche Galla Placidia, figlia dell’imperatore Teodosio, sorella dell’imperatore Onorio e ora madre e tutrice dell’imperatore Valentiniano III. Una donna che era stata padrona della reggia, poi ostaggio dei Goti invasori e moglie per forza di un goto, assassinato poco dopo in una congiura. L’assassino ha poi scacciato lei, costringendola a camminare a piedi per dodici miglia in catene, prima di essere rimandata ai suoi. E poi c’è Ravenna, intorno al vescovo. Ravenna, che ora è la capitale dell’impero, cerniera tra Oriente e Occidente. Ravenna, che manda e riceve corrieri da ogni parte.
La pietà e lo zelo di Pietro accrebbero l'ammirazione dei fedeli e, grazie alla sua arte oratoria e alla sua eloquenza pastorale fu soprannominato Crisologo (dal greco, "dalle parole d'oro"). Godette della fiducia di papa Leone I. A trovare Pietro viene uno dei vescovi più illustri del tempo, Germano di Auxerre, che poi muore proprio a Ravenna nel 448, assistito da lui. Durante il suo vescovado fu edificata la prima chiesa cristiana a Ravenna (la diocesi aveva avuto sede a Classe fino al 378). Il teologo monofisita Eutiche tentò, invano, di avere il suo appoggio dopo essere stato condannato dal Sinodo di Costantinopoli del 448. Il vescovo di Ravenna gli risponde rimandandolo alla decisione del papa (che ora è Leone I) "per mezzo del quale il beato Pietro continua a insegnare, a coloro che la cercano, la verità della fede". Morì a Imola il 2 dicembre 450. È sepolto nel Duomo di Imola. Il suo sarcofago si trova nella navata di sinistra della cripta.
Felice, vescovo di Ravenna dal 709 al 724, compilò una raccolta delle sue omelie, per un totale di centosettantasei; alcune di esse sono delle interpolazioni. Altre omelie scritte da Pietro sono invece incluse in altre raccolte sotto nomi diversi. In gran parte esse sono commenti brevi e concisi dei testi biblici. Pietro Crisologo spiegò in maniera molto efficace il mistero dell'Incarnazione, le eresie di Ario e di Eutiche, il Credo apostolico. Ha inoltre dedicato una serie di omelie alla Vergine Maria e a san Giovanni Battista.
Dopo l'invenzione della stampa a caratteri mobili, le sue opere furono pubblicate dapprima da Agapito Vicentino (Bologna, 1534) e, successivamente da Domenico Mita (Bologna, 1634) e Sebastiano Paoli (Venezia, 1775). Quest'ultima opera fu ristampata nella Patrologia latina. In seguito Francesco Liverani pubblicò 9 nuove omelie e varie altre prediche da manoscritti trovati nelle biblioteche italiane.
Molte omelie furono tradotte in tedesco (Kempten, 1874).

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Una tela di Felice Giani (1758-1823), tra i massimi esponenti del neoclassicismo, posta nella sala della pinacoteca, racconta come avvenne la scelta di Pietro, diacono della chiesa di Imola, per la cattedra episcopale ravennate.
Il Liber pontificalis ecclesie ravennatis, documento importantissimo del IX secolo scritto dal sacerdote Andrea Agnello, è un testo che raccoglie le Vite dei vescovi di Ravenna da Apollinare fino al secolo in cui fu redatto il pontificale. Nella Vita del Crisologo, Andrea Agnello, racconta, in forma agiografica, come avvenne la scelta di Pietro come vescovo della chiesa ravennate. Il Pontefice Sisto III, in sogno, avrebbe visto San Pietro e Sant’Apollinare i quali gli avrebbero chiesto di eleggere come vescovo il diacono imolese Pietro Crisologo: “Durante la notte al santo Sisto, vescovo di Roma, apparve in visione il beato apostolo Pietro, clavigero di Cristo, insieme col suo discepolo Apollinare e in mezzo a loro stava il beato Pietro Crisologo; avvicinandosi un poco il beato apostolo Pietro disse al santo papa Sisto: “Osserva l’uomo che sta in mezzo a noi e che noi abbiamo eletto: consacra questo e non un altro”. Perciò il papa, destatosi, subito di buon mattino ordinò che fosse introdotta tutta la gente con l’uomo che doveva essere consacrato” (traduzione a cura di Mario Piepaoli).
Sisto III è raffigurato seduto sulla cattedra episcopale, dove ha la visione di Pietro che gli compare tra le nubi e gli indica il giovane inginocchiato ai suoi piedi mentre Sant’Apollinare posa la mano destra sulla spalla del Crisologo a conferma delle parole di Pietro.

©  Pina Baglioni  su Fb

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