Santi e Beati
papa san Leone Magno
(immagine: Alessandro Algardi, Incontro tra Leone Magno e Attila, 1649 ca., Basilica di S. Pietro, Città del Vaticano, cappella della Colonna)

Papa dal 29/09/440 al 10/11/461, il suo pontificato, come quello di Gregorio I, fu il più significativo e importante dell'antichità cristiana. In un periodo in cui la Chiesa stava sperimentando grandi ostacoli in conseguenza della rapida disintegrazione dell'Impero romano d'Occidente, mentre l'oriente era profondamente agitato da controversie dogmatiche, questo papa guidò il destino della Chiesa romana.
Arcidiacono (430), consigliere di Celestino I e di Sisto III, inviato da Valentino a pacificare le Gallie, avversò le sopravvivenze del paganesimo; combatté manichei e priscillanisti (eresia capeggiata dallo spagnolo Priscilliano, predicatore e già vescovo di Avila. Questa eresia dualistica mutuava elementi dallo Gnosticismo e dal Manicheismo e seguiva le tendenze sabelliane nell'interpretare « Padre », « Figlio » e « Spirito Santo » come tre puri modi o aspetti, cioè, tre maniere di considerare lo stesso Dio).
Intervenne d’autorità nella polemica cristologica che infiammava l’Oriente, convocando il concilio ecumenico di Calcedonia, nel quale si proclamava l’esistenza in Cristo di due nature, nell’unica persona del Verbo. Nel 440 c’è in Gallia quasi una guerra civile tra le due più alte autorità romane: il generale Ezio e il prefetto del pretorio Albino. Il potere imperiale è così debole che per pacificarli si manda un uomo di Chiesa: il diacono romano Leone. Questi va e riconcilia i due. Poi apprende che papa Sisto III è morto e che è stato già eletto lui. Nei suoi 21 anni di pontificato passano 4 imperatori: uno cacciato subito (Avito) e gli altri ammazzati: Valentiniano III, Petronio Massimo e Maggioriano. L’Impero è in agonia e la giovane Chiesa è travagliata da scontri dottrinali e discordie.
Con l’energia e la persuasione, Leone rafforza in Occidente l’autorità della Sede di Pietro, e affronta duri contrasti in dottrina. L’abate orientale Eutiche, influente a Costantinopoli, sostiene che in Cristo esiste una sola natura (monofisismo), contro la dottrina della Chiesa sulle due nature, distinte ma non separate, nella stessa persona. E ottiene che l’imperatore Teodosio convochi nel 449 un concilio a Efeso. Ma qui parlano solo gli “eutichiani”, senza ascoltare i legati di Leone, e acquistando nuovi proseliti. Negando validità a questo concilio, il Papa persuade il nuovo imperatore Marciano a indirne un altro nel 451. E questo è il grande concilio di Calcedonia (presso Bisanzio), quarto ecumenico, che approva solennemente la dottrina delle due nature. Non tutti però ne accettano le decisioni, e ci sono gravi disordini, soprattutto in Palestina. Intanto l’Occidente vive tempi di terrore. L’Impero non ha più un vero esercito; e gli Unni di Attila, già battuti da Ezio nel 451, si riorganizzano in fretta, piombano in Italia nel 452. Lo Stato impotente chiede a papa Leone di andare da Attila con una delegazione del Senato. S’incontrano presso Mantova, e Leone convince il capo unno a lasciare l’Italia, anche col pagamento di un tributo. Tre anni dopo, i Vandali d’Africa sono davanti a Roma col re Genserico. A difendere gli inermi c’è solo Leone, che ottiene la promessa che le vite degli abitanti sarebbero state risparmiate, come anche le tre maggiori basiliche (San Pietro, San Paolo e San Giovanni in Laterano); in esse trovò rifugio la popolazione durante i giorni del saccheggio.

Leone fu sempre ben introdotto negli ambienti della corte imperiale d'Occidente, tanto che, in occasione della visita a Roma (450) dell'Imperatore Valentiniano III, accompagnato dalla moglie Licinia Eudossia e dalla madre Galla Placidia, la famiglia imperiale e tutto il suo seguito partecipò alle solenni celebrazioni liturgiche tenute in occasione della festa della Cathedra Petri (22 febbraio). Leone era anche molto solerte nel far costruire e restaurare chiese: fece costruire una basilica sulla tomba di papa Cornelio sulla Via Appia; fece ricostruire il tetto della basilica di San Paolo fuori le mura, che era stato distrutto da un fulmine, e fece iniziare altre opere di miglioramento nella basilica stessa. Inoltre, persuase l'imperatrice Galla Placidia, come si evince dall'iscrizione, a far mettere in opera il grande mosaico dell'Arco di Trionfo che si è conservato. Leone fece anche restaurare l'antica basilica di San Pietro in Vaticano, costruita da Costantino I. Durante il suo pontificato la ricca e pia aristocratica romana Demetriade eresse sulla sua proprietà, al III miglio della via Latina, una basilica in onore di santo Stefano. Sempre allo stesso periodo, ma soprattutto per volontà dell'imperatrice Eudossia, venne eretta la basilica Eudossiana (ora basilica di San Pietro in Vincoli).
Leone non fu meno attivo nell'elevazione spirituale delle congregazioni romane, ed i suoi sermoni, dei quali sono conservati ben 96, sono straordinari per la loro profondità, chiarezza di dizione ed elevatezza di stile. I primi cinque, che furono declamati nei vari anniversari della sua consacrazione, manifestavano l'alta concezione della dignità del suo ufficio, così come la completa convinzione del primato del vescovo di Roma, dimostrata in maniera così chiara e decisiva dalla sua opera di pastore supremo. Delle sue lettere, che sono di grande importanza per la storia della chiesa, se ne conservano 143, oltre ad altre 30 che gli furono inviate. Il cosiddetto Sacramentarium Leonianum è invece una raccolta di orazioni e prefazioni della messa, composto nella seconda metà del VI secolo.
Leone morì il 10 novembre 461 e fu sepolto nel vestibolo di San Pietro sul Vaticano. Nel 688 papa Sergio I fece traslare il corpo all'interno della basilica, e vi fece erigere sopra un altare; si trattò, secondo il Gregorovius, del primo pontefice deposto all'interno della basilica. Attualmente i resti di Leone si trovano in San Pietro, sotto l'altare della cappella della Madonna della Colonna, a lui dedicato, dove furono traslati nel 1715.
Nel 1754 papa Benedetto XIV (Prospero Lorenzo Lambertini, 1740-1758) lo innalzò alla dignità di “Doctor Ecclesiae”. La Chiesa Cattolica Romana, fino al 1971, celebrava la sua festa l’11 aprile. Da quella data in poi, invece, la memoria viene celebrata il 10 novembre. Le Chiese Ortodosse orientali lo commemorano il 18 febbraio.

©   Pina Baglioni  su  Fb

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