Santi e Beati
portale duomo parma(immagine, Benedetto Antelami,
Adorazione dei Magi e Giuseppe e l’angelo, 1196,
marmo rosa dipinto. Parma, Battistero)

Martirologio Romano:
Solennità dell’Epifania del Signore, nella quale si venera la triplice manifestazione del grande Dio e Signore nostro Gesù Cristo: a Betlemme, Gesù bambino fu adorato dai magi; nel Giordano, battezzato da Giovanni, fu unto dallo Spirito Santo e chiamato Figlio da Dio Padre; a Cana di Galilea, alla festa di nozze, mutando l’acqua in vino nuovo, manifestò la sua gloria.

C’è un uomo, al Tempio di Gerusalemme, che da lunghi anni attende il Messia, l’Inviato di Dio. Si chiama Simeone e, 40 giorni dopo la sua nascita, riconosce il Messia nel Bambino Gesù che gli viene presentato da due umili sposi, Maria e Giuseppe: il Salvatore atteso, la Luce per le genti (i pagani), la Gloria del suo popolo Israele (cf. Lc 2,29-33) ma non dimentica di dirgli – di dire a sua Madre – che sarà “la rovina e la risurrezione di molti in Israele, e segno di contraddizione... E a te una spada trafiggerà l’anima” (cf. Lc 2,34-35).

“Gesù, Luce per le genti”. Le genti erano già in cammino. Alla sua nascita – scrive l’evangelista Matteo – al suo nascere, videro una misteriosa stella: la videro alcuni Magi, studiosi di stelle, come sovente si trovava nell’Oriente della Mesopotamia e della Persia, e si misero in cammino, illuminati da presagi – o vaticini – che essi conoscevano, quali uomini di cultura.
Alla nascita di Gesù arrivano i Magi, ossia i dotti dell’Oriente. Prima che a loro, si è manifestato ai pastori – gli ultimi del suo popolo – ma il Salmista aveva predetto che i signori dell’Oriente sarebbero venuti a rendere omaggio all’Emmanuele: il Dio-con-noi.
Tre doni offrono al piccolo Re: l’oro per onorare la sua regalità, l’incenso per onorare la sua divinità, la mirra per onorare la sua umanità destinata al sacrificio, al dolore, alla morte, perché Lui era chiamato ad essere “signum contraddicetur”, segno di contraddizione, causa di rovina e di risurrezione a seconda di chi lo rifiuta o lo accoglie. Per la sua sepoltura, di lì a 33 anni, si userà la mirra: anche nell’Epifania come nel Natale, la culla e la Croce sono congiunte tra di loro, e già tutto invita all’offerta, al sacrificio con Gesù.
Leggiamo da sant’Agostino:
«Da pochissimi giorni abbiamo celebrato il Natale del Signore, in questi giorni celebriamo con non minore solennità la sua manifestazione, con la quale cominciò a farsi conoscere dai pagani… Era nato colui che è la pietra angolare, la pace fra provenienti dalla circoncisione e dalla incirconcisione, perché si unissero in lui che è la nostra pace e che ha fatto dei due un popolo solo. Tutto questo è stato prefigurato per i Giudei nei pastori, per i pagani nei Magi… I pastori giudei sono stati condotti a lui dall’annuncio di un angelo, i Magi pagani dall’apparizione di una stella» (Sermone 201,1; PL 38 1031).
L’Epifania, dunque, celebra l’universalità della Chiesa: Emmanuele, «Dio con noi», è giunto in terra per chiamare ognuno alla Verità e per indicare la strada per raggiungerla e salvarsi. I Re Magi, che appartenevano alla casta sacerdotale ereditaria della religione zoroastriana, hanno creduto nei segni celesti, «i cieli narrano la gloria di Dio» (Sal. 19, 2), li hanno saputi decifrare e con immensa gioia si sono genuflessi a Cristo Re.
Nel 614 la Palestina fu occupata dai Persiani guidati da Re Cosroe II e distrussero quasi tutte le chiese cristiane, risparmiando la Basilica della Natività di Betlemme perché sulla facciata vi era un mosaico raffigurante i Magi vestiti con l’abito tradizionale persiano.
Marco Polo afferma di aver visitato le tombe dei Magi nella città di Saba, a sud di Teheran, intorno al 1270: «In Persia è la città ch’è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittade di quegli III re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano III re soppelliti anticamente» (Il Milione, cap. 30).
Nel 1162 l’imperatore Federico Barbarossa fece distruggere la chiesa di Sant’Eustorgio a Milano, dove erano state portate le salme dei Magi (alle quali era giunta, secondo la Tradizione, sant’Elena) e se ne impossessò. Nel 1164 l’arcicancelliere imperiale Rainaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia, le sottrasse e passando in Lombardia, Piemonte, Borgogna, Renania, le traslò nella cattedrale della città tedesca, dove ancora oggi sono conservate. Milano cercò ripetutamente di riavere le reliquie: il 3 gennaio del 1904, l’Arcivescovo Ferrari fece collocare in Sant’Eustorgio alcuni frammenti ossei in un’urna di bronzo con la scritta «Sepulcrum Trium Magorum».

©  Pina Baglioni  su  Fb

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